I capelli di Harold Roux

I capelli di Harold Roux

Per cominciare: “I capelli di Harold Roux”

Il potere della narrazione dentro la narrazione

Il primo post è il più difficile perché è l’inizio di tutto. Ma come si fa a iniziare a parlare di libri scegliendone solo uno? Quale? L’ultimo letto, l’ultimo acquistato o l’ultimo abbandonato?

Deciderò di partire da un romanzo recentemente acquistato grazie alle segnalazioni sulla pagina Facebook dell’editore che, complice anche la grafica delle sue copertine, riesce spesso a convincermi che ne valga la pena.

Ho iniziato a leggere I capelli di Harold Roux di Thomas Willliams (Fazi Editore, 2015) solo dopo alcune settimane, non subito perché avevo i miei motivi, uno di questi è che solitamente acquisto i libri non appena ne vengo attratta: mi piace il titolo? Adoro l’autore? La trama è interessante oppure la copertina è così bella da esporre… devo averlo subito, non importa se nel frattempo sto leggendo altro. Così, con l’aiuto dei giorni di vacanza natalizia, mi ci sono buttata ed è stata subito una gran fatica.

Tra Natale e la fine dell’anno è stata quasi un’imposizione: leggilo, non puoi abbandonarlo.

Il primo giorno dell’anno, dopo una settimana di martirio, ero a pagina 95 e mi sono appuntata semplicemente una frase: “Noioso e non ancora decollato”. Ho deciso di leggere alcune recensioni online che non coincidevano con la mia opinione e gli ho dato ancora una possibilità. Dopo un paio di giorni mi sono ritrovata catapultata a pagina 358 senza riuscire a smettere e a non attaccarmi ad Aaron e Allard in qualsiasi momento mi fosse possibile. Soprattutto ad Allard, ecco. Un personaggio così sicuro di sé e spensierato da risultare antipatico e adorabile. “E Harold, allora, chi è”, vi starete domandando. È lo sfigato della situazione, quello del “io amo lei, ma lei ama un altro”. E l’altro, ovviamente, è Allard. Che, nel frattempo, ama lei e ne ama pure un’altra.

Questo è quanto succede leggendo questo romanzo sorprendente. Una storia nella storia, con tante altre piccole storie all’interno: la vita di Aaron che si intreccia ai personaggi del romanzo che sta scrivendo che racconta un breve, ma intenso periodo della vita di Allard; e ancora la storia che Aaron racconta ai suoi figli e poi il romanzo che Harold sta scrivendo e decide di far leggere ad Allard. Non ci si capisce niente, vero? Ecco, questo è quello che credevo anche io fino a pagina 95.

Ma non è abbastanza perché, quando il romanzo finisce e ti lascia con quella malinconia che solo chi ha amato una storia può comprendere, c’è ancora da leggere la postfazione della figlia dell’autore. Un concentrato di commozione pura: hai amato i suoi personaggi e chi li ha creati, adesso che sai qualcosa in più della sua vita privata lo ami meglio.

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