Cold Spring Harbor

Richard Yates, ancora lui

Dopo Easter parade torno a parlare di uno dei miei scrittori preferiti con Cold Spring Harbour pubblicato sempre nella bellissima collana classics di Minimum Fax (2010).

È la storia del giovane Evan Shepard, eterno indeciso tra il lasciarsi trascinare dalla quotidianità o iscriversi all’università, che vive a Cold Spring Harbour, cittadina residenziale di Long Island, insieme al padre Charles, militare congedato prematuramente, e alla madre Grace, ex bella donna devota solo all’alcol e alla solitudine. Dopo un’infanzia turbolenta Evan trova finalmente pace nella passione per le automobili, una breve tregua interrotta subito dalla relazione immatura con Mary, con tanto di gravidanza al seguito e matrimonio lampo.

Per un beffardo scherzo del destino, l’ormai divorziato Evan e Charles incontrano casualmente quella che sarà la loro vita futura: la famiglia Drake, capitanata dalla madre Gloria, personaggio eccentrico e immagine di desolazione.
Rachel, la figlia, diventerà inevitabilmente la nuova fiamma di Evan, nonché moglie e futura madre del suo bambino, mentre il fratello minore Phil sarà l’unico elemento positivo della vicenda e, nonostante alcuni comportamenti miserabili, gli verrà concessa un’opportunità di riscatto da spendere al college.

Divorziata, alcolizzata, logorroica e poco spiritosa, nonostante pensi di esserlo, Gloria vive nel perenne incubo di dover fare una buona impressione, sperando che i figli riescano ad assumere una buona posizione sociale. Proverà ad aggrapparsi alle loro vite cercando invece il proprio riscatto, passando attraverso tante brutte figure e una mal celata cotta per il suocero. Ovviamente non ci riuscirà e tornerà dietro le quinte dopo una pessima “esibizione” in occasione della nascita del nipote.
Cold Spring Harbour esce molti anni dopo Revolutionary Road, per il quale è maggiormente conosciuto l’autore, e conserva il tipico stile yatesiano che non concede gloria ai suoi personaggi, ma solo il fallimento e la disillusione, la mediocrità e la noia.
Con lo sfondo della seconda guerra mondiale, altro elemento costante nella letteratura di Yates, ricorrono termini come impotenza, nevrastenia, tedio e l’angoscia latente del rimpianto per il passato e della ricerca sfrenata di nuove opportunità.
Prendete il sogno americano e stralciatelo: questo è Richard Yates.

COLD SPRING HARBOUR
Di Richard Yates Minimum Fax, 2010
pp. 243,00

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