Benvenuta nel club a “la suocera”

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Photocredit: Rizzoli

Quando ho scoperto Consigli pratici per uccidere mia suocera (Rizzoli, 2017), inutile dirlo grazie al titolo che non passa inosservato, la prima cosa a cui ho pensato è stata: nella letteratura la figura della suocera è rappresentata spesso da personaggi negativi. Chissà perché?

Non mi soffermerò sulle mie esperienze personali che poco importano, ma non c’è dubbio che “la suocera” del romanzo di Giulio Perrone sia una donna scomoda considerato che c’è qualcuno alla ricerca di consigli su come farla fuori. In quanto madre anche io ho buone possibilità, in un lontano futuro, di assumere le vesti di suocera, tra l’altro dalla duplice valenza (sia per maschio che per femmina) pertanto, in difesa anche del genere femminile, mi sento di sottolineare che anche i personaggi maschili qui non se la passano proprio bene. Prendiamo Leo: si può prima sposare una donna, mandare tutto all’aria per un’altra per poi, successivamente, tradire quest’ultima ritornando al punto di partenza con la ex moglie? Non stai bene, caro Leo. E non sta bene neanche tuo padre che se la spaccia per controfigura di Dustin Hoffman nel Laureato e che, se proprio vogliamo dirla tutta, è suocero pure lui. Per non parlare del tuo datore di lavoro che escogita piani per eliminare la suocera.

Di personaggi maschili che, ignari della propria bizzarria, si lamentano però della suocera ne troviamo parecchi.
C’è Vincenzo Malinconico, l’irresistibile personaggio di Diego De Silva protagonista di Mia suocera beve: avvocato di insuccesso, talmente assurdo da far morire dal ridere, a tratti pare anche un po’ scemo, non può quindi non circondarsi di altrettanti personaggi improbabili, tipo “la suocera”.

C’è poi l’ingenuo Eugene Wright di Un matrimonio perfetto (di Winifred Wolfe) che per amore di Chantal rinuncia al suo ruolo di scapolone newyorkese, ma non vuole perdere alcune abitudini che fanno ingelosire la bella mogliettina. Ed ecco che entra in gioco “la suocera” che suggerisce alla figlia un trucchetto non proprio carino per tenere al guinzaglio il marito.

Prendete mia suocera (di Howard Jacobson) è il top: l’affascinante Vanessa insieme alla madre Poppy, passatemi l’espressione, tiene per le palle il marito scrittore Guy Ableman. Il legame fra le due donne è così forte che il povero Guy finisce per alimentare strane fantasie anche per la suocera.

Ma, ricordiamolo, non esistono solo le suocere dei poveri mariti, ma anche (soprattutto?) le suocere delle mogli ossia le madri dei mariti. Parliamone.

Sharon e mia suocera (di Suad Amiry) ne è un esempio lampante perché siamo a un livello superiore. Qui “la suocera” viene definita “proverbiale” e non abbiamo dubbi visto che gli spari del governo israeliano di Sharon vengono associati agli “spari” fra le mura domestiche di questa suocera petulante, insieme alla quale la povera protagonista è costretta alla reclusione in casa durante l’assedio.

C’è poi Giuditta, madre ipocondriaca di Ernesto, un bambino poco sveglio di quarantatré anni. Nel romanzo La suocera (di Arianna Lattisi) ci troviamo di fronte a una madre moderna (aggiungerei inevitabilmente, considerata l’inettitudine del figlio) che vaga sui social network alla ricerca di una donna per il povero Ernesto. E la trova, ma si sa che gli incontri sul web sono sempre rischiosi…

Per una ricerca esaustiva sull’argomento consiglio però la lettura di un’antologia spassosa: Come difendersi dalla suocera… evitando condanne penali (di Andrea Ballarini) che ci riporta al punto di partenza di questo post. Qui è ampia la panoramica di questa figura la cui presenza “nel corso dei millenni è costante, ma nessuno studio è mai riuscito a circoscriverne la multiforme essenza”. Una guida pratica con esempi su come affrontare questo temibile avversario, ma anche uno strumento utile per cogliere “la suocera” che è dentro di noi.

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