Lo schiavista, di Paul Beatty

Può un libro piacere e non piacere allo stesso tempo? Sì.

Questo penso de “Lo schiavista” di Paul Beatty (Fazi Editore, 2016) che ho trovato deludente in confronto alle aspettative. Forse erano troppo alte? Come non esserlo se si tratta di un romanzo con il quale l’autore ha vinto il Man Booker Prize 2016?

Ricordiamo per un attimo la storia, poi passiamo al perché della mia delusione.

Di cosa parla “Lo schiavista”?

Il protagonista del romanzo è Bonbon che conosciamo subito all’inizio, nel momento in cui si trova davanti alla Corte Suprema degli Stati Uniti d’America accusato di aver cercato di ripristinare la schiavitù.

Bonbon è nato e cresciuto a Dickens, ghetto della periferia di Los Angeles, insieme al padre single di cui diventa oggetto di esperimenti sociologici sulla razza. Dopo la sua morte, avvenuta in seguito a una sparatoria della polizia, Bonbon deve affrontare l’ennesima umiliazione: la cancellazione di Dickens dalle mappe geografiche. Obiettivo di Bonbon è quello di far tornare in vita Dickens e, convinto di quello che ai suoi occhi è un buon proposito, dà inizio al suo progetto ridisegnando la segnaletica stradale con l’aiuto di Hominy Jenkins, ex star televisiva protagonista della serie Simpatiche canaglie ormai caduto in disgrazia, che si autonomina suo schiavo. Da qui a ripristinare la segregazione razziale il passo è breve: prima la diversificazione dei posti a sedere sugli autobus, poi due scuole separate per bianchi e neri. Contro ogni aspettativa questa operazione sembra, però, rendere l’ex Dickens più tranquilla, a quanto dicono l’autista dell’autobus e la vicepreside della scuola. Fatto sta che Bonbon finisce comunque davanti alla Corte Suprema, ma di cui non sembra aver alcun timore considerato che, al suo interno, si sente libero di fumarsi una canna (tanto ormai, più di così, direte…).

Telefonate a tutte le vittime di profilazione razziale, a quelle a cui è stato impedito di abortire, a chi ha bruciato la bandiera e a chi si è appellato al quinto emendamento e ditegli di esigere un nuovo processo, perché mi sto sballando alla grande dentro la Corte Suprema degli Stati Uniti.

I protagonisti del romanzo

Ecco, la storia è senza dubbio grandiosa, ambiziosa, politicamente scorretta e fortemente ironica. I personaggi sono potenti e, fra questi, forse Bonbon non è neanche ai primi posti: prima di lui ci sono suo padre (genio del male), poi Hominy l’autodistruttivo che reclama le sue dosi di frustate, e poi le due figure femminili Marpessa e Charisma. Ma il mio preferito in assoluto è Hampton Fiske, l’avvocato difensore detto Hamp, del quale non posso non citare una battuta memorabile:

“Se Jean Valjean avesse avuto me a rappresentarlo”, gli piace ripetere, “I miserabili sarebbe stato lungo sei pagine. Furto di pane – archiviato”.

Perché leggere “Lo schiavista”?

Sono diverse le battute irriverenti pronunciate dai protagonisti ed è proprio qui che sta l’aspetto negativo di questo libro, il perché in parte non mi sia piaciuto: la storia è unica, i personaggi favolosi, ma le battute dissacranti che, spesso, fanno scoppiare a ridere all’improvviso, allo stesso modo si perdono nelle continue divagazioni a cui si lascia andare la voce narrante. A questo si aggiungono i frequenti riferimenti a personaggi o aneddoti della cultura afroamericana che, per chi non la conosce bene, non aiutano a mantenere il filo del discorso e, probabilmente, a cogliere molti altri aspetti ironici presenti nella storia.

Erano bastate solo alcune ore, ma mi sentivo come Michelangelo che fissava la Cappella Sistina dopo quattro anni di duro lavoro, come Banksy dopo aver trascorso sei giorni su Internet a cercare nuove idee da rubare e tre minuti di vandalismo su un marciapiede per metterle in pratica.

Ciò non toglie che Lo schiavista sia comunque un romanzo da provare a leggere e, anche se faticosamente, da portare a termine e farne tesoro perché c’è sicuramente del genio in un autore che inventa una storia come questa.

E quando ho agito come ho agito non stavo pensando ai diritti inalienabili, all’orgogliosa storia del nostro popolo. Ho agito così perché funzionava, e da quando in qua un po’ di schiavitù e di segregazione hanno fatto male a qualcuno?, e anche se così fosse, chi cazzo se ne frega.

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LA SCHEDA

Come si intitola?  Lo schiavista
Chi lo ha scritto?  Paul Beatty, classe 1962
Con quale editore? Fazi Editore
Quante pagine ha? 370
Quanto costa? 9,99 l’ebook, 18,50 il cartaceo
Dove lo compro? Nella tua libreria preferita o su Amazon 
Qual è il personaggio di questo libro che entra nel Club? Hampton Fiske
Questo libro è adatto per: una lettura in silenzio, senza distrazioni e per chi ha tanto tempo libero

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