Non sarò mai la brava moglie di nessuno: il mito di Evelyn McHale

Così lasciò scritto Evelyn McHale prima di gettarsi dalla terrazza panoramica all’ottantaseiesimo piano dell’Empire State Building per poi atterrare sul tetto di una limousine il 1° maggio 1947.

Un suicidio che passò alla storia come “il suicidio più bello”, grazie allo scatto realizzato da Robert Wiles (aspirante fotografo professionista che si trovò nel posto giusto al momento giusto) poi pubblicato sulla copertina di Life Magazine e, ancora, ripreso da Andy Warhol nell’opera Fallen body (appartenente alla serie Death and disaster).

Non conoscevo questa storia né l’opera di Warhol e, per questo motivo, ho scoperto e poi letto con interesse il libro di Nadia Busato (SEM libri) il cui titolo riprende, appunto, una frase all’interno di delle poche righe lasciate scritte da Evelyn McHale: “Non sarò mai la brava moglie di nessuno”.

Non voglio che nessuno, della mia famiglia o meno, veda alcuna parte di me. Potete distruggere il mio corpo cremandolo? Prego voi e la mia famiglia: non voglio nessun funerale o commemorazione. Il mio fidanzato mi ha chiesto di sposarlo in giugno. Starà molto meglio senza di me. Dite a mio padre che ho preso troppe tendenze da mia madre

Poche righe, ma incisive in cui è racchiuso tutto il disagio e l’irrequietezza di Evelyn McHale e, forse, anche il senso del gesto compiuto da una giovane ragazza il cui cadavere, nonostante la caduta da un’altezza di più di trecento metri, rimase inspiegabilmente intatto, come se fosse esploso all’interno

Nadia Busato ha svolto un lavoro di ricerca quasi ossessivo e, con testardaggine, ha provato a ricostruire, dalla prospettiva della sorella, del fidanzato (e futuro marito), delle amicizie seppur superficiali incontrate durante la breve esperienza nella sezione femminile dell’esercito degli Stati Uniti, la vita di Evelyn McHale divenuta un’icona dell’arte pop e della moda nel dopoguerra. E proprio dall’esperienza militare ha provato a partire l’autrice non convinta che la parola “depressione” fosse l’unica spiegazione plausibile per il suicidio: dal codice sanitario della McHale è riuscita ad arrivare agli archivi dell’esercito scoprendo però, purtroppo, che le sue cartelle cliniche andarono distrutte in un incendio.

Non era mai felice, questo sì, ora posso dirlo. Però ero convinta che fosse esattamente dove voleva essere, ma lo pensavo anche per me. Anche il colonnello si arrese. Restò in silenzio, piantandole gli occhi nella schiena, come se volesse capire cosa le succedeva dentro, cose le si agitava nel corpo.

Questo non ha impedito all’autrice di raccontare, tra fatti reali, supposizioni e finzione, la storia di una ragazza infelice che decise sempre di interrompere, con gesti rabbiosi improvvisi, le varie opportunità che le si aprirono o che lei stessa seppe aprirsi nella sua breve vita.

Le persone sono piene di difetti; lei aveva esattamente quello: mandava all’aria tutto.

Un libro interessante per due motivi perché indaga nel profondo della vita privata, raccontando le debolezze, la depressione, la rabbia, la violenza verso gli altri e, con quel gesto finale, verso se stessa, per poi passare ai risvolti nella vita pubblica, al significato dell’episodio stesso nel luogo simbolo della vita newyorkese e, poi, dell’impatto di quella fotografia nel mondo del giornalismo.

“Non sarò mai la brava moglie di nessuno” da un lato soddisfa le curiosità più pruriginose sul fatto di cronaca: durante l’incontro di presentazione nella sede di SEM la Busato ha dichiarato di essere appassionata di medicina legale e lo si capisce da come ha voluto riportare al lettore i dettagli del riconoscimento del corpo da parte della sorella di Evelyn McHale, un corpo liquefatto al suo interno, un involucro simile a quello di una bambola gonfiabile sgonfia; ma anche dallo studio dell’episodio della caduta da quella determinata altezza sul tetto di quell’auto di quel determinato materiale, del tempo preciso durante il quale il cadavere è rimasto in quella posizione con la temperatura di quel primo giorno di maggio del 1947. Un’ossessione vera e propria, che però ci ha regalato una lettura indimenticabile.

Perché dall’altro lato la storia di Evelyn McHale ha avuto delle importanti ripercussioni sociali nel mondo della comunicazione. Innanzi tutto per il gesto in sé: il suo fu il quinto suicidio dalla terrazza dell’Empire State Building in sole tre settimane, l’edificio simbolo del sogno americano, ma allo stesso tempo “catalizzatore di morte” per questa media impressionante di suicidi. Ma ancora di più per il ruolo che ebbe quella fotografia così impietosa e scabrosa, ma allo stesso tempo perfetta e inspiegabilmente non macabra (grazie alla sorprendente bellezza intatta del cadavere) nella storia della comunicazione visiva.

Lo sguardo intenso, il corpo frenetico, le labbra morbide e invitanti: particolari che rivelavano nelle modelle ciò che a Evelyn non era concesso, ma che ogni donna aveva diritto ad avere: una seconda possibilità.

Il valore del lavoro della Busato lo si apprende e apprezza ancora di più proprio laddove racconta il risvolto sociale: i dubbi e gli interrogativi di quelle donne che di fatto decisero di compiere quel gesto, anche se poi fu il direttore editoriale, un uomo, a pubblicare la foto di quel cadavere; un team che discusse a lungo sulla giusta didascalia da inserire, sull’impatto che avrebbe avuto sui lettori, sull’opportunità di mostrare quel volto ancora truccato, quel corpo così apparentemente comodo, quella ragazza ancora così bella da sembrare ancora viva. Un ruolo che difficilmente riusciamo oggi a comprendere nella nostra quotidianità social invasa da immagini che, spesso, risulta impossibile riconoscere come reali o finte.

Farà scalpore. Noi possiamo riabilitarla. Possiamo renderla rispettabile. Solo ci resta da capire se la rispettabilità a cui miriamo sia l’ideale morale emergente di questa nostra epoca o piuttosto un ideale morale con legittime pretese di più ampia lealtà. O entrambe. A ogni modo, l’unica vera sconfitta per noi sarebbe l’assenza di reazioni. Se i lettori restassero indifferenti, allora avremmo sbagliato il nostro lavoro.


LA SCHEDA

Come si intitola? Non sarò mai la brava moglie di nessuno
Chi lo ha scritto? Nadia Busato
Con quale editore? SEM Società Editrice Milanese (22 marzo 2018)
Quante pagine ha? 256
Quanto costa? 16 euro
Quale personaggio entra nel club? Evelyn McHale


Vuoi comprare il libro?

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *