più veloce dell'ombra

Più veloce dell’ombra, di Federica Tuzi

Una ragazzina si aggira per la stazione Porta Nuova alla ricerca dei ragazzi dello “zoo di Torino”

La commovente storia di Alessandra, ancora bambina seppur in un corpo più adulto di lei

La prima reazione che ho avuto leggendo Più veloce dell’ombra di Federica Tuzi (edizioni Fandango) è stata pensare di consigliarne la lettura nelle scuole allo scopo di aiutare i ragazzini a combattere il bullismo; poi, a mente fredda, ho pensato che fosse più giusto suggerirlo a un target di genitori, quelli che pensano che i propri figli siano sempre sbagliati e, anziché incoraggiarli a sviluppare le loro peculiarità, preferiscono sottolinearne le diversità rispetto agli “altri”.

più veloce dell'ombra

Di cosa parla Più veloce dell’ombra?

Siamo negli anni Ottanta, Alessandra e i suoi genitori si trasferiscono da Roma a Torino grazie (e a causa) di un’inaspettata promozione lavorativa del padre, ai danni però della professione della madre, ma poco importa quando in famiglia le decisioni vengono prese con l’insindacabile responso del lancio di una monetina. I genitori di Alessandra sono sostanzialmente due pazzi: il papà somiglia a Magnum P.I. ed è costretto ad abbandonare le camicie hawaiane e a tagliare i baffi solo quando la gelida accoglienza dei colleghi torinesi lo mette davanti allo specchio con tutta la sua inadeguatezza. La mamma, a seconda dell’umore, è una delle tre Charlie’s Angels, ossessionata dal cibo e dalla forma fisica che, superate le tre fasi di Kelly-Jill-Sabrina a seconda del livello di frustrazione da casalinga disperata, subisce la trasformazione a Jane Fonda.

Alessandra, invece, è tutto fuorché una bambina che evochi un qualsiasi personaggio da telefilm: è sovrappeso, la scambiano per un maschio e ha un fisico eccessivamente sviluppato per la sua età, ma soprattutto ha una serie di tic che le causano degli spasmi al collo che, solo con il cibo, ha imparato a domare come se fossero dei cavalli.

Andai a chiudermi nel gabinetto e cominciai a contorcermi come un’ossessa. Che cosa avevo che non andava?

Ippodromo, flipper, obesità: abitudini malsane e l’aspirazione a diventare una Christiane F.

Alessandra trascorre le sue giornate a cercare di dimostrare alla madre che non è una dieta ciò di cui ha bisogno, né la frequenza di gruppi creati per aiutare a raggiungere il peso ideale, ma “Kelly” è troppo impegnata a confrontare l’aspetto della figlia con quello dei suoi coetanei da non accorgersi neanche che Alessandra trascorre le sue giornate, nella migliore delle ipotesi, a elemosinare dolci o, quando va peggio, all’ippodromo in compagnia di soggetti poco raccomandabili. Il culmine lo raggiunge alla stazione Porta Nuova alla ricerca dell’amicizia di un qualsiasi tossico pur di attirare l’attenzione di una ragazzina diventata il suo idolo dopo averla scoperta a leggere Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino.

A me disse che ero obesa, cioè con ventitré chili di troppo rispetto al mio peso forma

Con una buona dose di fortuna e l’inconsapevolezza della sua età Alessandra sopravvive in questa esistenza di cui lei stessa forse non coglie a fondo la disperazione: incassa colpi, prese in giro, violenze non solo verbali, come se fossero la normalità e riesce, invece, ad assaporare i piccoli piaceri quotidiani, che si tratti di una partita a flipper, di una coppetta di marron glacé o dell’amore incondizionato della sua cagnolina Frida.

Quella voglia di schiaffeggiare i genitori

E qui arriviamo al perché un genitore farebbe bene a leggere questo libro. Federica Tuzi descrive con freddezza gli episodi in cui Alessandra viene costantemente umiliata dalle persone che la circondano, ma paradossalmente i momenti più strazianti non sono quelli in cui riceve gli insulti dai suoi coetanei, ma quelli in cui i suoi genitori espongono senza filtri i continui riferimenti al suo aspetto fisico senza dare importanza al peso che hanno diventando, agli occhi della figlia, un giudizio spietato.

Ma tu non le vedi le altre bambine? Sono tutte magre e carine, hanno i capelli lunghi, sorridono… Non vorresti essere come loro?

Perché avere undici anni è naturalmente complicato per una ragazzina, soprattutto se, oltre all’aspetto e alla forma fisica, si aggiunge l’impossibilità di ricevere un Moncler nero o una cartella firmata Best Company, accessori di una certa importanza negli anni Ottanta descritti con devozione e precisione dall’autrice. Ma, soprattutto, la Tuzi racconta con profondità la sofferenza causata dal sentirsi inadeguati all’interno della propria famiglia, inaccettati perché si preferisce un bombolone alla crema piuttosto che un finocchio crudo, traditi per non vedersi riconosciuto neanche il merito di aver scritto correttamente un tema nell’ora di italiano.

Federica Tuzi ha scritto un romanzo che somiglia più a una guida morale da seguire per provare a non commettere gli stessi errori di quei genitori, ma anche di quei ragazzini che con un “mi fai schifo”, anche se pronunciato con inconsapevolezza, scavano un solco incolmabile nella vita di coetanei più sensibili.


LA SCHEDA

Come si intitola? Più veloce dell’ombra
Chi lo ha scritto? Federica Tuzi
Con quale editore? Fandango Libri (22 marzo 2018)
Quante pagine ha? 250
Quanto costa? 17 euro
Qual è il personaggio di questo libro che entra nel Club? Alessandra
Questo libro è adatto per: quei genitori che si trovano ad affrontare la pubertà e l’adolescenza dei propri figli.


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4 commenti

  1. Vero, sarebbe una lettura per tutti, grandi e piccini

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