Anche quest’anno a Torino è andata bene

Com’è andata al Salone del Libro di Torino?

Bene, grazie. Avrei potuto rispondere così a occhi chiusi perché, come sempre, la tappa al Salone del libro per quanto riguarda le fiere dei libri è una garanzia.

Il successo pubblico

Tornare a Torino è per me, innanzi tutto, un’occasione per ricordare i bei tempi trascorsi negli anni dell’università anche se, con la fiera, hanno ben poco a che fare. Tuttavia l’affluenza del pubblico sembra aver confermato le aspettative di tutti e non solo di chi un affetto personale nei confronti della città.

La gente, tanta, ha affollato i padiglioni e reso interminabili le file ai controlli e alle biglietterie. E questo è SEMPRE un bene perché significa che il Salone del libro di Torino è un appuntamento che continua a essere amato e ad attirare un vasto pubblico. Ma questa non è la sede per parlare dei dati ufficiali che potete trovare già sul sito del Salone a seguito della conferenza stampa conclusiva.

Il mio Salone

Io vorrei parlarvi del mio Salone, invece.

È stato stimolante esporre a voce e di persona le mie opinioni su alcune letture dei mesi precedenti, in particolare con gli amici di Fandango con i quali ho parlato di una delle storie più interessanti lette negli ultimi mesi, ossia Enjoy Sarajevo.

È, invece, stato magico vedere l’artista Barroux all’opera nel personalizzare la mia copia di Benvenuti allo stand di Clichy: vi è mai capitato vedere un’illustrazione che prende vita sotto i vostri occhi? Io ho potuto assistere ai delicati tocchi di un pennello sulla carta che, all’improvviso, si sono trasformati in un orso. Magia.

Barroux edizioni Clichy

È stato, inoltre, divertente incontrare, per caso, Francesca Crescentini (in arte Tegamini) e Giulia De Filippo (La vyrtuosa) nella casa di IBS: grande professionalità di tutto lo staff apprezzata anche per la semplicità dei modi e l’accoglienza che hanno riservato a tutti gli “ospiti”.

Le delusioni

La principale delusione deriva dal fatto che ho potuto visitare il Salone solo alcune ore della giornata di venerdì 11 maggio, quando tutto ciò a cui avrei voluto assistere era previsto, invece, in serata o nelle giornate successive. Una scelta non sbagliata, ma dovuta in base ai miei impegni. Responsabilità mia.

Non mia invece la colpa della confusione che regna sovrana all’esterno: espositori costretti a una lunga coda ai controlli di sicurezza, scolaresche in attesa sotto il sole senza alcuna corsia preferenziale (un disagio soprattutto per il pubblico più giovane delle elementari), il solito mancato controllo nei confronti di chi se ne frega della coda e passa davanti a tutti.

L’assegnazione dei premi

Nella mia personale classifica assolutamente casuale ho deciso di assegnare dei premi per le cose più belle che ho visto.

Copertina strafiga

Quella di Questa lontananza così vicina, di Paolo Di Paolo per Giulio Perrone editore che ha recentemente rinnovato la grafica e con ottimi risultati.

Questa lontananza così vicina

Arredamento

Lo stand di SEM Libri: non ho potuto fotografarmi sul divano purtroppo occupato, ma ci avrei fatto un giro volentieri.

La migliore organizzazione dell’esposizione nello stand

Il Saggiatore ha organizzato lo stand costruendo un percorso espositivo basato sulle scelte del nostro lato razionale ed emotivo: per ognuno dei due settori una scelta fra due titoli e un cartoncino da grattare con una moneta (sì, proprio come il gratta e vinci) e, al termine, un profilo incrociato fra razionalità ed emotività associate ai rispettivi titoli. Il mio percorso ha dato come risultato un profilo “intuitivo” per il lato razionale rappresentato da Less is more di Salvatore La Porta, e “sentimentale” per il lato emotivo rappresentato da Il paese delle meraviglie di Joyce Carol Oates. Applausi, davvero.

Libri per bambini

A mani basse Edizioni Clichy: se già non avevo esitazioni dopo l’acquisto di Metropolis al Book Pride di Genova, con la personalizzazione ad opera di Barroux ho raggiunto l’estasi.

Benvenuti - Barroux

Cocktail party

Non c’è gara già dall’anno scorso: quelli di Edizioni Black coffee non solo sanno fare bei libri, ma ci sanno fare anche coi cocktail. E poi hanno una marcia in più che si chiama La McMusa.

Nei prossimi giorni su Instagram vi svelerò, volta per volta, anche i miei acquisti.

 


L'immagine in copertina è di salonelibro.it

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