Audiolibri

Audiolibri: puntata n. 1

Formato cartaceo o libri in tutte le loro forme?

Una sola certezza: l’importante è leggere o, in questo caso, ascoltare

Vi racconto le impressioni dopo un paio di mesi di avvicinamento agli audiolibri con Storytel

Il mio scetticismo nei confronti degli audiolibri è sempre stato abbastanza cospicuo: non ho tempo per leggere figuriamoci se mi metto ad ascoltare…, non riuscirò mai a concentrarmi, non avrò altra voce all’infuori della mia.

Poi ho deciso di provare l’applicazione Storytel per capire meglio.

Ebbene, in queste affermazioni c’è qualcosa di vero e qualcosa che, invece, è stato smentito, e vorrei proprio affrontare questi argomenti uno per volta partendo, in questa prima puntata, dall’ultimo punto.

Non avrò altra voce all’infuori della mia

Ho scelto di iniziare l’ascolto con un libro che desideravo leggere da tempo: Come fermare il tempo, di Matt Haig (Edizioni e/o) e, nonostante la voce narrante sia quella di Neri Marcorè, questa prima scelta non è stata interamente condizionata dalla simpatia che nutro nei confronti dell’attore.

Cosa vuol dire, però, leggere una storia raccontata da una voce che non è la nostra (o perlomeno quella che noi diamo ai personaggi con la nostra lettura)?

È senza dubbio piacevole se ci si lascia trascinare da un’ottima interpretazione del testo che quella voce nella nostra testa non è di certo in grado di dare. Ma se ci soffermiamo all’esperienza in sé scaturiscono tante riflessioni: se Neri Marcorè è l’attore che sono abituata a vedere recitare una sola parte, perché qui recita tutte le parti? Non è allora meglio che l’audiolibro sia letto da una voce più sconosciuta? Certo che sì, infatti la maggior parte degli audiolibri sono letti da attori (lettori) meno celebri.

E qui viene il secondo interrogativo: avrei scelto di ascoltare quel determinato audiolibro se la voce non fosse quella di Marcorè?

Beh, in questo caso sì perché, come detto nella premessa, Come fermare il tempo era un libro che avevo comunque intenzione di leggere prima o poi.

Ma così non è accaduto con le scelte successive che sono state nell’ordine: Lamento di Portnoy di Philip Roth letto da Luca Marinelli, Limonov di Emmanuel Carrère letto da Claudio Santamaria, Una cosa divertente che non farò mai più di David Foster Wallace letto da Giuseppe Battiston, Una vita violenta di Pasolini letto da Francesco Montanari (il “libanese” di Romanzo Criminale), La sovrana lettrice di Alan Bennet letto da Paola Cortellesi.

Audiolibri alcuni già letti in formato cartaceo, altri no, ma in ogni caso fortemente scelti grazie (o a causa) della voce del lettore.

Avendo io poco tempo da dedicare alla lettura preferisco occuparlo con i libri cartacei o, a seconda del genere, con gli ebook. Gli audiolibri sono un “di più”, sono uno svago da concedersi quando si ha voglia di leggere, ma non è possibile farlo: nel mio caso mentre mi occupo delle faccende domestiche o della preparazione dei pasti.

Quello che è certo è che, volendo leggere il più possibile, ogni mio momento della giornata necessita di un supporto differente e l’audiolibro si è rivelata un’ulteriore opzione da sfruttare all’occorrenza.

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