io odio internet

Io odio Internet

Sottotitolo: un romanzo utile. Un grido, un’invettiva contro la potenza del web e la cultura tecnologica contemporanea. Un manuale che aiuta a capire meglio cosa ci sia dietro un video o un testo pubblicati sui social media

Eppure il romanzo di Jarett Kobek (americano di origini turche) pubblicato a ottobre 2018 da Fazi Editore non è un libro semplice da leggere

Non è tanto un “non mi sei piaciuto” quanto un “non mi hai convinto ad arrivare alla fine”

Odio gli haters, odio chi scrive sui social senza riflettere o rileggere un secondo prima di premere invio, odio chi dissente attaccando il suo interlocutore con motivazioni che non hanno nulla a che vedere con l’argomento posto in essere. E dopo aver provato a leggere questo libro credo anche di odiare un po’ Internet.

Invitata a parlare in un’università, Adeline finisce sotto attacco sui social network per aver «commesso l’unico peccato imperdonabile del ventunesimo secolo»

Adeline, la protagonista, è una donna, è semi-famosa per aver pubblicato un fumetto di successo negli anni Novanta, ha scarsa dimestichezza con il web e i social media e commette un errore gravissimo: esprime un’opinione poco popolare senza accorgersi di essere ripresa. In un attimo il video è online e Adeline inizia a essere attaccata, diventando bersaglio degli “odiatori” (chiamiamoli con il loro nome italiano perché hater li rende più fighi) e destinataria di insulti razzisti e sessisti.

Ma già sappiamo che Google, Twitter, Facebook e tutto il circo dei social media guadagnano con le inserzioni pubblicitarie e con il traffico che generano gli utenti e più polemiche e conversazioni si instaurano più il traffico cresce e anche, contemporaneamente, anche gli introiti dei proprietari di questi spazi. Quindi è giusto odiare Internet e Jarett Kobek ha fatto un lavoro di ricerca approfondito per esprimere in maniera, ahimè molto ingarbugliata, le motivazioni che confermino quanto espresso dal titolo.

Internet era un’invenzione meravigliosa. Era una rete informatica che gli esseri umani usavano per ricordare ai loro simili che erano degli schifosi pezzi di merda

Io odio Internet come dice il sottotitolo è un “romanzo utile”: è vero. Nel raccontare tutte le dinamiche sociali, economiche, antropologiche che ruotano intorno a un semplice gesto qual è quello di esprimere un’opinione in pubblico, Jarett Kobek apre continue e innumerevoli parentesi necessarie a descrivere tutte le implicazioni del fenomeno della comunicazione ai tempi dei social media.

E, sebbene ci sia una buona dose di ironia, momenti di divertimento e un vero interesse nel comprendere ciò che quotidianamente usiamo e diamo per scontato, le parentesi sono troppe e mantenere il filo del discorso diventa una fatica che, per quanto mi riguarda, è stata insopportabile.

Per questo motivo non solo Io odio Internet non mi è piaciuto, ma mi ha costretto ad abbandonarlo. L’ho trovato non tanto un romanzo utile, piuttosto un testo propedeutico ai saggi che vengono assegnati nei corsi di studio in comunicazione.

Un’occasione persa per arrivare a un pubblico più ampio che, stando a quanto emerge dalle conversazioni sui social media in questo periodo, avrebbe urgente bisogno di conoscere e capire meglio l’utilizzo di questi mezzi di comunicazione così potenti. Con una buona dose di concentrazione e tanto tempo a disposizione ne consiglio la lettura a chi abbia voglia di avventurarsi in un racconto effettivamente utile che mi spiace non essere riuscita a portare a termine.


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