È finito un mese e vi presento quindi il mio “cestino” delle letture concluse: Sotto una buona stella, di Richard Yates La famiglia Fang, di Kevin Wilson Giudice Toccalossi. Indagine all’ombra della Torretta, di Roberto Centazzo Altri tre titoli da aggiungere sul mio quadretto dei libri letti. Per la categoria “il cestino dei libri” ci rivediamo a febbraio!leggi tutto

Un altro capitolo di realismo americano Ormai lo avrete capito: io amo Yates e ve ne parlerò il più possibile. Oggi vi presento Sotto una buona stella (ed. 2014), l’ultimo in ordine cronologico nella collana classics di Minimum Fax, che narra la storia di Robert Prentice e di sua madre Alice, due personaggi non nuovi nella letteratura di Yates perché il primo è già presente in uno dei racconti della raccolta Undici solitudini, la seconda invece ricomparirà, sotto altro nome, in Una buona scuola.leggi tutto

Richard Yates, ancora lui Dopo Easter parade torno a parlare di uno dei miei scrittori preferiti con Cold Spring Harbour pubblicato sempre nella bellissima collana classics di Minimum Fax (2010). È la storia del giovane Evan Shepard, eterno indeciso tra il lasciarsi trascinare dalla quotidianità o iscriversi all’università, che vive a Cold Spring Harbour, cittadina residenziale di Long Island, insieme al padre Charles, militare congedato prematuramente, e alla madre Grace, ex bella donna devota solo all’alcol e alla solitudine. Dopo un’infanzia turbolenta Evan trova finalmente pace nella passione per le automobili, una breve tregua interrotta subito dalla relazione immatura con Mary, con tanto di gravidanza al seguitoleggi tutto

“Easter parade” di Richard Yates Scrivo per la prima volta di un autore che ho amato da subito leggendo Disturbo della quiete pubblica e di cui, stranamente, non ho letto Revolutionary road, il suo romanzo ben più conosciuto. Se volete leggere delle storie a lieto fine Yates non è proprio l’autore che fa per voi. Alla sua morte, in mezzo alla desolazione della sua casa, fu ritrovato un biglietto con riportata una frase di Adlai Stevenson che rende bene l’idea: “Gli americani hanno sempre dato per scontato, nel loro subconscio, che tutte le storie abbiano un lieto fine” In Easter parade ritroviamo tutto lo stile di Yates caratterizzato da una vita fatta dileggi tutto