Mamma che legge

Mamma che legge è dedicato a tutte le mamme appassionate di lettura

Perché il tempo che abbiamo a disposizione non sarà mai più lo stesso di prima, ma con qualche stratagemma e un po’ di volontà  la passione resta viva

Nonostante i preparativi che il fisico e la mente svolgono nei nove mesi di gestazione, ci si ritrova comunque impreparate di fronte alla difficoltà di mantenere i ritmi di lettura che si avevano prima dell’arrivo della creatura.

Tutto iniziò nel 2012 quando scoprii di aspettare un bambino proprio in un periodo della vita nel quale, a causa di una triste perdita, avevo bisogno di portare tanta felicità nella mia famiglia. E così fu: inizialmente a maggio quando, nonostante le piccole dimensioni, scoprimmo che sarebbe arrivato Leonardo, e poi ai primi di novembre quando, con un parto-lampo in anticipo di tre settimane, scoppiò the real love.

Com’è cambiata la mia esperienza di lettrice?

Si è ridotta la frequenza dei libri letti: se prima della gravidanza era un libro a settimana, nei primi mesi divenne, invece, un libro ogni due settimane causa sonno perenne.

E già questo è un serio avvertimento: il corpo ti avvisa dicendoti “Non fare la figa, questa stanchezza te la porterai dietro PER SEMPRE!”. Ma tu lo ignori e, mentre i mesi passano, sistemi la cameretta nella quale conservi con cura anche una comoda vecchia poltrona che utilizzerai, così dichiari al marito, per allattare di notte quando il bambino si sveglierà per la poppata notturna e, magari, approfitterai di quel momento intimo notturno per leggere anche qualche pagina di un bel libro. Dichiarazione che ritratterai poco dopo affermando che, forse, il libro è scomodo, e sarà meglio utilizzare il Kindle.

C’è bisogno che vi dica quante volte ho allattato su quella poltrona di notte? Zero.
E di quante pagine di libri ho letto durante l’allattamento notturno? Zero.

Il secondo figlio e l’apocalisse

Dopo il trauma del primo mese, però, ogni famiglia si assesta sulle proprie abitudini e, piano piano, prova a riprendere un certo ritmo delle attività quotidiane. Fra queste rientra anche la lettura e, se hai la fortuna di avere un bambino che dorme con regolarità la notte, puoi anche approfittare dei suoi riposini diurni per tornare ai passatempi personali come, per esempio, buttarsi fra le pagine di un bel romanzo.

Così è stato per me. Fino all’arrivo del terremoto Anita – anno 2016.

Diffidate di chi vi dice: “Il vero trauma è da zero figli a un figlio, da uno a due non cambia niente”.

Non è vero, ripeto, non è vero. Il secondo figlio ti farà pagare tutto quello che ti è stato risparmiato dal primo. Durante il suo pisolino pomeridiano (che dura sempre troppo poco perché il secondogenito vive il sonno come una perdita di quel tempo utile che vorrebbe utilizzare per raggiungere il fratello) non puoi riposare perché c’è il figlio grande che finalmente vuole e può giocare con te senza intrusi tra i piedi.

E alla sera quando, finalmente, si sono addormentati entrambi, crolli sul divano sperando di riuscire a leggere una decina di pagine, a meno che non ci sia in TV quel bel film che vorresti tanto vedere insieme al marito. E poi finisce, però, sempre nello stesso modo: ti addormenti oppure la secondogenita si sveglia urlando.

Mamma, comunque, legge.

E se mi seguite qui o sui social ne avete le prove. L’importante è non mollare mai, portarsi sempre dietro un libro per avere la possibilità di approfittare di qualsiasi momento utile per leggere. Anzi, se già lo facevate prima, adesso sarà ancora meglio perché non dovrete sopportare il peso del libro in borsa, basterà metterlo nel fondo del passeggino. Roba che potreste portare con voi anche “Il cardellino” di Donna Tartt, tanto per dire.

Mamma che legge è un momento di condivisione, di divertimento (perché la maternità è stanchezza e preoccupazione, ma soprattutto è gioia) e di svago.

Siete come me? Siete migliori di me? Volete smentire la mia esperienza di mamma lettrice? Oppure volete condividere la vostra frustrazione di mamme ex lettrici?

Fatevi riconoscere taggandomi su Instagram, Twitter e Facebook e utilizzando l’hashtag #mammachelegge.

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